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Mutui, occhio alla perizia della banca. In alcuni casi può far saltare tutto

Il mercato dei mutui è in ripresa, trainato dalle surroghe ma anche più in generale da una migliorata predisposizione della maggior parte degli istituti che operano nel territorio italiano ad erogare.

 

 

Sia ben chiaro, siamo lontani sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta da un periodo di assoluta normalità. Lo dimostra il fatto che gli immobili invenduti sono ancora tanti e questo sta complicando un po’ il raggiungimento del punto di equilibrio tra domanda e offerta che determinerebbe la fine della discesa dei prezzi su ampia scala. 

L’offerta poi è molto diversa rispetto al passato, quando le banche praticavano tendenzialmente un unico spread, indipendentemente da quanto capitale si chiedeva in relazione al valore dell’immobile (loan to value). Oggi il loan to value è diventato un tassello decisivo per individuare il costo effettivo del mutuo. Se si chiede un mutuo di 100mila euro per un immobile che ne vale 200mila (e quindi si mette nell’acquisto dell’immobile una liquidità in contanti di 100mila euro) il loan to value è del 50 per cento. In questo caso lo spread applicato dalle banche, sia per il tasso fisso che per il variabile è molto più basso rispetto a chi chiede mutui corrispondenti all’80% del valore dell’immobile. O addirittura (per quei pochi istituti che li concedono in questo momento) per mutui con loan to value superiore all’80%, dove lo spread può essere addirittura il doppio.

Il Sole 24 Ore, 13 novembre 2015


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