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I tassi praticati sui mutui per l’acquisto di abitazioni, a settembre sono calati al 2,42%, comprensivi delle spese accessorie, rispetto al 2,51% del mese precedente, secondo quanto rileva la Banca d'Italia nel rapporto 'Banche e moneta’.

Ma quando si fa un mutuo ci sono diversi aspetti da considerare nella scelta del tasso in base al quale restituire la somma ricevuta per la casa. Ecco qualche consiglio

Il tasso fisso è consigliato a chi teme che i tassi possano crescere e fin dal momento della firma del contratto vuole essere certo degli importi delle singole rate e dell’ammontare complessivo del debito da restituire. A fronte di questo vantaggio l’intermediario spesso applica condizioni più onerose rispetto al mutuo a tasso variabile e non si possono sfruttare eventuali riduzioni dei tassi di mercato che dovessero verificarsi nel tempo.

Il tasso variabile può comportare un maggior costo proporzionale alla durata del mutuo, perché l’effetto di un rialzo dei tassi ha un impatto più rilevante sui mutui con scadenza più lunga. A parità di durata, i tassi variabili all’inizio sono più bassi di quelli fissi, ma Bankitalia avverte che tali tassi possono aumentare nel tempo, facendo aumentare anche di molto l’importo delle rate, anche in misura consistente.

Il tasso variabile può variare a scadenze prestabilite rispetto al tasso di partenza perché segue le oscillazioni di un parametro di riferimento, di solito stabilito sui mercati monetari e finanziari. In generale è consigliato a chi vuole un tasso sempre in linea con l’andamento del mercato e comunque può sostenere eventuali aumenti dell’importo delle rate.

Notizia redatta da today.it


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