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Negli ultimi quattro anni oltre 1.740 startup hanno avuto accesso ai prestiti bancari coperti dal Fondo di Garanzia per le Pmi, raccogliendo complessivamente circa 595 milioni di euro con una media di 209mila euro di finanziamento e 54 mesi di durata.

E il 2017 è stato l’ennesimo anno record: 221 milioni di prestiti alle startup innovative, oltre 15 milioni in più rispetto al 2016, a cui si aggiungeranno 74 milioni relativi a operazioni già autorizzate ma non ancora perfezionate dalle parti. Insomma, l’Italia non sarà la patria delle startup ma numeri come questi, contenuti nell’ultimo rapporto trimestrale del ministero dello Sviluppo economico, fanno sperare in una possibile inversione di tendenza.

L’accesso al credito delle startup innovative è una componente tutt’altro che secondaria per lo sviluppo delle attività d’impresa. L’apertura del Fondo di Garanzia per le Pmi alle nuove realtà imprenditoriali, previsto nel 2012 dal cosiddetto "Startup Act italiano", è stata pensata proprio per agevolare la raccolta di capitali tramite il canale bancario, che negli ultimi anni ha faticato a tenere le maglie large nei confronti delle imprese. Le startup possono usufruire dal 2013 di una procedura semplificata, che esclude una valutazione di merito creditizio ulteriore rispetto a quella già effettuata dall’istituto di credito, e di una garanzia che può arrivare fino a 2,5 milioni di euro per impresa e coprire fino all’80% di ciascun prestito. Una misura che coinvolge direttamente le banche, chiamate oggi a rinnovare il proprio impegno per sostenere i trend di crescita in atto. Non solo confermando gli strumenti di credito tradizionale come il mutuo chirografario garantito da Medio Credito Centrale, che permette di organizzare la periodicità delle rate in base alle proprie esigenze, o altre forme di finanziamento. Ma anche integrando nel sostegno alle startup le agevolazioni riconosciute dal piano Impresa 4.0, che ancora non è riuscito a dare la scossa al versante del venture capital. Tra le gli istituti in linea con questa rotta rientra Iccrea BancaImpresa (Ibi), che sta scommettendo sul sostegno alle Pmi del futuro, sia in un’ottica di sviluppo tecnologico sia per stimolare nuove assunzioni.

La banca prevede, ad esempio, l’esenzione dal versamento dei crediti di imposta in favore di nuove assunzioni di personale altamente qualificato ed incentivi nei settori sociale ed energia, per supportare le spese nel settore primario e nell’uso di energie alternative, sia in Italia che all’estero. È quanto accaduto con l’investimento da 11,4 milioni di Ibi sulla fondazione di Sfera, la serra hi-tech più grande d’Italia, a Gavoranno in provincia di Grosseto. Un impegno che si inquadra all’interno del progetto Start Up Innovative, ideato dall’istituto per promuovere la digitalizzazione delle aziende e l’aumento dell’occupazione tramite investimenti diretti e altri vantaggi di natura fiscale, amministrativa e gestionale. Questo tipo di attività si ricollega ai numeri citati in apertura, espressione di uno scenario di ripresa dalla fiducia dei nuovi imprenditori nei confronti della banche. Nel 2016, rileva la relazione annuale del Mise sull’attività del Fondo in relazione alle startup, la maggioranza degli startupper dichiarava di iniziare una propria attività ricorrendo a finanziamenti personali, per poi rivolgersi agli istituti di credito in un secondo momento. A questo quadro si aggiunge un dato importante: la bassa quota di operazioni (69) per cui è stata effettivamente attivata la garanzia del Fondo. Un’incidenza molto più bassa rispetto a quella riportata dalle altre società di capitali di recente costituzione (1,8% del totale contro 7,7%).

Non si tratta però di sostenere esclusivamente le imprese già avviate, ma anche di agevolare la nascita di nuove realtà. E anche sotto questo punto di vista il mondo bancario è chiamato agli straordinari, specialmente in un Paese che ha un tessuto imprenditoriale composto quasi esclusivamente da Pmi. Iccrea BancaImpresa, ad esempio, punta sulla promozione di facilitazioni anche per gli investitori, dalla detrazione dell’Irpef del 30% per i capitali fino a un milione di euro (nel caso di “persona fisica”) alla deduzione dell’imponibile Ires del 30% per somme fino a 1,8 milioni (nel caso di “persona giuridica”). «La rilevanza del progresso tecnologico rispetto ai cambiamenti socio-economici globali è aumentata negli ultimi anni ed è necessario continuare a investire nelle startup perché sono in grado di sostenere l’occupazione giovanile e gli investimenti innovativi necessari all’evoluzione dell’economia nazionale – ha ricordato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, commentando la relazione 2017 - C’è un tema su cui è richiesto un ulteriore sforzo: finanziare lo sviluppo di queste realtà imprenditoriali attraverso il venture capital».

Notizia redatta da repubblica.it


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