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Non c’è mai limite al “meglio”. Il mercato dei mutui ci sta abituando ad aggiornare record che sembravano imbattibili. Tanto sui fissi quanto sulle offerte a tasso variabile. Il mese di giugno è stato foriero di nuovi guinness. Eccoli, rapidamente.

 

1) Il costo medio dei mutui a tasso fisso in Italia (ponderato su durate di 20 e 30 anni) è sceso all’1,68%, il livello più basso di tutti i tempi;

2) Se il costo del fisso è sceso ai minimi è perché gli indici con cui è calcolata la rata il giorno della stipula, gli Eurirs, hanno ritoccato al ribasso i precedenti minimi, complice il calo del rendimento del Bund tedesco, sceso a sua volta al minimo a -0,328% sulla durata a 10 anni;

3) L’Euribor a 1 mese, l’indice su cui si calcolano le rate variabili mese dopo mese, è sceso a -0,398%, minimo assoluto;

4) I mercati danno per scontato (probabilità al 90%) che la Bce entro fine anno taglierà il tasso sui depositi di almeno 10 punti base, portandolo dall’attuale soglia di -0,4% (minimo assoluto) a -0,5% e forse anche -0,6%. Quando questo accadrà le rate di chi sta pagando un mutuo a tasso variabile, già clamorosamente basse considerato che ad oggi allo spread va sottratto (e non sommato) l’Euribor perché negativo, scenderanno ulteriormente. E tutto ciò era francamente impensabile prima delle parole di Draghi del 18 giugno;

Questi record sono al momento spalleggiati (e non ostacolati) dalle banche che hanno tecnicamente il “potere” di neutralizzare (aumentando lo spread) l’effetto della riduzione dei tassi di mercato (indici Eurirs per i mutui a tasso fisso ed Euribor per i mutui variabili).

I risparmi per i mutuatari
«Non ci sono evidenze in tal senso - spiega Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it che recentemente in collaborazione con l’Unione nazionale consumatori ha lanciato la guida pratica “Come scegliere il mutuo?” -. Le banche non stanno aumentando gli spread ma stanno accompagnando la discesa globale dei tassi con Tan (Tassi annui nominali, ndr) sui mutui ai minimi di sempre. Sulla parte a 20 anni, la durata oggi più richiesta, le cinque migliori offerte a tasso fisso oscillano tra l’1% e l’1,3%. Sulla parte a 30 anni, più cara in quanto la durata è maggiore, restiamo comunque abbondantemente sotto il 2% per il fisso e sotto l’1% per il variabile. Da notare - continua Anedda - che i mutui costano in media 30 punti base in meno rispetto a inizio anno. Quindi su un mutuo di 130mila euro a 20 anni, oggi c’è un risparmio di circa 25 euro al mese, 300 euro l’anno».

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Effetto Draghi sui mutui
L’effetto Draghi, combinato con l’effetto-Fed (anche la banca centrale americana ha cambiato paradigma e si appresta a tagliare i tassi per stimolare nuovamente l’economia) comporterà un vantaggio di circa 300 euro l’anno per chi stipula un mutuo oggi anziché a gennaio. Ma in prospettiva, entro fine anno il risparmio dovrebbe riguardare anche la categoria dei “vecchi mutuatari” rimasti fedeli al tasso variabile. Se la Bce ridurrà il tasso sui depositi di 10 punti base, la rata di un prestito ipotecario medio di 130mila euro dovrebbe scendere, a seconda della durata residua, tra i 7 e i 10 euro. Cifre da raddoppiare se la Bce taglierà, e non è affatto da escludere, il tasso di 20 punti base.

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Ma il mercato cala: manca la fiducia
C’è però una nota dolente in un mercato che, dal lato dell’offerta sta sprigionando dei livelli di convenienza (in termini di tassi nominali) inimmaginabili fino a pochi mesi fa. La domanda dei nuovi mutui è in calo. E questo ovviamente ricade sulle erogazioni, che nei primi quattro mesi sono diminuite del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Come mai nel momento tecnicamente più conveniente per stipulare un mutuo molti italiani si stanno tiranno indietro? «Il mutuo è un prodotto di medio-lungo periodo - conclude Anedda -. È necessario che l’aspirante mutuatario abbia una visione positiva sul futuro. In questo momento le incertezze che arrivano dalla politica non agevolano. Sia per i continui scontri con Bruxelles, sia per i dubbi sull’attuazione della flat tax e sull'ipotesi che questa possa cancellare le detrazioni sulle spese di riqualificazione energetica e quelle sugli interessi passivi dei mutui. Due capisaldi che da tempo facilitano le erogazioni di prestiti per la casa in Italia».

Articolo visto sul Sole24Ore


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