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Solo 6 lavoratori su 100 hanno ricevuto l’anticipo della cassa integrazione dalle banche. E non va meglio per i prestiti garantiti al 100% dallo Stato in favore delle piccole e medie imprese: a fronte di 165 mila richieste pervenute, dal 17 marzo al 13 maggio al Fondo di Garanzia, solo il 6,2% sono state accolte e liquidate. Scenari che i Consulenti del Lavoro avevano anticipato già a partire da aprile e che, a distanza di un mese, trovano conferma nel sondaggio «Il ruolo delle banche nelle misure a sostegno di imprese e lavoratori», predisposto dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, tra gli iscritti all’Ordine, per valutare le difficoltà operative e procedurali per l’erogazione dei sostegni al reddito e l’accesso ai prestiti garantiti previsti dal «decreto Liquidità».

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Lavoratori senza anticipo Cig
Con riferimento alla possibilità di anticipo della Cig per i lavoratori, più della metà del campione evidenzia in primo luogo i ritardi degli istituti di credito per l’evasione della pratica (51,9%), assieme al numero eccessivo di moduli da presentare (50,6%) e allo scarso impegno degli istituti nel rendere realmente efficace questo strumento (48,9%). A ritardare l’anticipo è soprattutto l’appesantimento burocratico. Il 78,2% degli intervistati ha dichiarato che gli istituti di credito richiedono ancora, tra i vari documenti, anche la copia del «Modello SR41» che i datori di lavoro devono inoltrare all’Inps per il pagamento. Il modello, non previsto dall’Abi, è presentato all’Istituto solo dopo aver completato l’iter di autorizzazione della cassa integrazione. Quindi, a solo pochi giorni dal pagamento dell’integrazione salariale. «È questa una richiesta immotivata e che accende i riflettori sulla reale posizione del circuito bancario circa questa anticipazione - dichiara Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro -. Richiedere il modello SR41 vuol dire tradire lo spirito dell’accordo raggiunto da ABI, nato per fornire al lavoratore cassaintegrato un’anticipazione dopo pochi giorni dalla presentazione dell’istanza all’INPS. Con questa richiesta i tempi si allungano e cosi si spiega la percentuale cosi bassa di erogazioni».

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Imprenditori senza prestiti
La situazione non migliora per i prestiti concessi dallo Stato alle piccole e medie imprese, riconosciuti nell’importo massimo di 25 mila euro. Per i Consulenti del Lavoro le procedure di riconoscimento e accettazione delle domande si stanno rivelando molto più complesse e tortuose del previsto. La stragrande maggioranza degli intervistati ha riscontrato rallentamenti della fase istruttoria (68,9% degli interpellati) e soprattutto richiesta di documentazione ulteriore rispetto a quella prevista dal decreto (68,9%). Più della metà denuncia l’elevata disorganizzazione del sistema creditizio nel complesso, non pronto con le relative modulistica e procedure; mentre una fetta minoritaria, ma comunque importante, segnala la richiesta di apertura del conto corrente presso la stessa banca (21,2%) o la proposta da parte della stessa di prodotti finanziari diversi da quelli previsti dai decreti «Cura Italia» e successivo «Liquidità» (18,6%). « Eppure c’è la garanzia statale sui finanziamenti, in particolare quelli fino a 25mila euro. Ma pare che non rientrino tra gli obiettivi degli istituti di credito che guardano solo al proprio tornaconto», commenta ancora De Luca.

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Il rischio di infiltrazioni mafiose
Del ruolo delle banche per sostenere imprese e lavoratori in questa emergenza, così come del rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nel sistema economico-finanziario, se ne è parlato ieri nel corso della trasmissione «Diciottominuti - Uno sguardo sull’attualità» in onda sulla webtv di consulentidellavoro.it. È intervenuto il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho che si è espresso sul tema. Secondo il Procuratore, infatti, «questa fase di emergenza potrebbe contribuire a rafforzare la presa delle mafie sulle imprese italiane oggi in difficoltà» ed è proprio per questo motivo che «lo Stato non può venir meno nel garantire liquidità alle imprese e un sostegno di solidarietà alle persone che soffrono. Perché laddove questo aiuto non arriva dallo Stato, arriva dalla mafia». Necessario secondo il Procuratore anche una fase di controllo, la cui mancanza preoccupa anche le banche. Il tracciamento non è previsto dal Decreto Liquidità ma è essenziale «per evitare che gli aiuti possano essere fruiti da aziende o soggetti legati alla criminalità organizzata».

Articolo letto su Corriere.it

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